“Le Meteore sono semplicemente, uno dei luoghi straordinari del Pianeta Terra. Ti aspettano, a poche ore di viaggio dall’Italia.”

La parola d’ordine è sospensione. Parlare di Meteore è un esercizio di allontamento dalla vita moderna, vuoi anche solamente per il lungo tragitto imposto per raggiungerle. Chilometri di auto che piano piano ci conducono attraverso un paesaggio sempre meno abitato e sempre più metafisico.
Quassù, nel cuore verde della Tessaglia, monaci ortodossi hanno eletto alcune vertiginose pareti di roccia come luogo di vita ed elezione spirituale. La sospensione, eccola la parola, è totale, come se rudimentali carrucole e corde fossero l’unico mezzo per raggiungere la perfezione cristiana.

“Un viaggio alle Meteore riappacifica l’animo con le forze più genuine della natura”

E allora questo avvicinarsi a Dio, per una volta così straordinariamente vero in senso letterale, questo essere più vicini al cielo, è quello su cui piace riflettere, prima di un viaggio alle Meteore. Serve razionalizzare. Salgo, ascendo, quindi sono? Una scelta possibile. Anche oggi? Perchè no. In fin dei conti quassù si divulga cultura e speranza. Si trova un significato lontano dalla banalità del consumo. In un pianeta divorato dal cancro della crescita, la libertà di essere eremiti, elevati sulla bassezza di dover possedere cose inutili, è quanto di più vicino alla perfezione la nostra età decadente possa esprimere.
E’ chiaro che per Grecia Mia il fascino delle Meteore va oltre la religione.
I monaci ci regalano con il loro esempio un microcosmo perfetto: tutto qui è autoprodotto. Non mancano orti, piccoli vigneti e miele genuino. Vino fatto in casa. Pane. Sebbene asceti, queste piccole comunità non hanno mai disdegnato mangiare e bere bene, o perlomeno così amano raccontare le malelingue di queste parti.

6 monasteri e una città

6 monasteri e una città, Kalambaka, per una provincia che vuole cambiare nome, chiamarsi essa stessa Meteora, perchè l’identificazione qui è totale, quasi straniante. Troppo, forse.  Trikala, il capoluogo, è 25 km lontano. Una bella città, tra l’altro. Kalambaka, ai piedi è una cittadina addormentata e che vive per dare da mangiare e da dormire ai turisti, sospesa anche lei ad un destino non suo, riflesso di quei monaci testardi che non accettano la modernità, o meglio ne creano una tutta loro che bypassa la follia che stiamo vivendo.
La sospensione è sempre presente, insomma, anche e sopratuttto dal tempo.
Un’escursione alle Meteore è quanto di più bello possa succedere in Grecia in inverno, e in autunno. Riappacifica l’animo alle forze più genuine della natura. Miracoli di una montagna incantata che spunta così,  fuori dal nulla, dentro la mente.

Kalambaka

Basta una giornata, se avete ritmo intenso e poca voglia di fermarsi a fare due chiacchiere con i chierici, per esplorare tutti i 6 monasteri ortodossi più famosi al mondo.
Il resto del tempo è bello spenderlo a Kalambaka, che merita almeno una sera della vostra permanenza. La città è raccolta, solo 10mila abitanti, ed è perfetta per sospendere i pensieri ascetici, e ritornare alla dolce quotidianità greca, fatta di musica, buon cibo e ospitalità ellenica. Con i piedi sotto il tavolo si ragiona sempre meglio, e allora sarà un trionfo di agnello, spezie, tradizionali “pite” di spinaci e formaggio, come solo i greci sanno fare. Un bel bicchierino di Tsipouro a fine cena metterà a posto la digestione. Stanchi, sarà dolce passeggiare verso casa con la luna a schiarire le rocce delle Meteore. Che, a sua guardia, impugnano il destino della città.

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