C’è una regione della Grecia nascosta, rude, inaccessibile. Una regione di pietre e di castelli, dove il passato sussurra le sue storie e il presente ha deciso di fare un passo indietro, lasciando per una volta che siano gli altri a condurre le danze della nostra evoluzione.
E’ il Mani: spigoloso, arretrato, indomabile. Il Mani che nessuno, nemmeno i turchi hanno saputo sottomettere.
Il Mani di facce rugose, baffute, corsare.

“Un sud fiero e segreto”

Il Mani che non ha terre fertili, e che sa dare il valore alle cose, perchè quando il frutto più splendido è il sale, beh, anche un semplice fico d’india può sembrare un prodigio, inaspettato e gustoso.
Seppure spinoso, come solo lo può essere un mondo sottomesso all’imponente figura del Monte Taigeto, la maledetta rupe dei bimbi spartani, da cui quelli inadatti a combattere venivano buttati giù. In questa terra non c’era spazio per i più deboli, e non c’è nemmeno oggi: a Mani arriva solo chi è più forte e ha una voglia di Grecia più grande del proprio cuore.
“Questa regione di torri, spiagge scintillanti, e villaggi di pescatori dimenticati dai pescatori stessi.”
La penisola del Mani è un campo assetato di paesaggi che dispensano libertà, musica e lentezza. Anche il mare sembra volerlo rispettare, e si tiene spesso a distanza di alte scogliere. Quando però si lascia conquistare, l’unione è tanto avida che il risultato non potrebbe essere diverso che una bellezza furiosa, come se non ci fosse un domani.
Questa regione che incanta, cattura, imprigiona i ricordi: la memoria senza essersene accorta avrà imparato lo spirito di Sparta, viaggiando sin qui.
Resilienza, determinazione, fascino giovane e selvaggio.

© Testo: Andrea Pelizzatti