Una natura soprannaturale

Anarchica e fuori dal coro delle destinazioni turistiche più scontate Ikaria è un’idea, un concetto. Non è nessun’altra isola eppure le racchiude tutte, distanziandole per intensità.
Ikaria ha una sua testa, e un suo cuore rosso, che parte dal passato e vola dritto ad Omonia ed Exarchia, dove cova il fuoco antagonista dell’Atene giovane e ribelle. Spirito contrario proprio come me, anche se so che destra e sinistra è solo un gioco per distrarci dal combattere la macchina della crescita, che si fagocita fino a stritolarci. Qui sta la battaglia, da vincere nelle piazze e certamente non con una matita in mano.
La prima volta che ho visto Ikaria, ricordo, ero a Patmos. Seduto sulle mura di Chora, confuso nell’ora fluida del tramonto, distinguevo tra le isole in lontananza.
Cercando una strategia per sopravvivere al peso di incanalare la vita.
L’isola di Icaro sembrava la soluzione perfetta, allora: il posto di colui che non ha avuto paura di volare, e pazienza se lo ha pagato a caro prezzo. È passato del tempo da quella sera, una piccola scommessa è stata vinta, Grecia Mia è ancora qui che cresce giorno dopo giorno e Ikaria, dopo essere stata aspettata, desiderata e inseguita, infine, raggiunta.
Immediatamente in aeroporto, con il piede fuori dalla porta degli arrivi, si capisce quando un posto è speciale. Nessun taxi, nessun bus. Sano, vecchio autostop. Dove nascono amicizie inaspettate e silenzi pieni di imbarazzo.


Anche la storia è speciale. Addirittura, Ikaria si è proclamata uno stato libero ed indipendente, negli anni delle guerre balcaniche (1912). Testa dura, questi ikarioti. Gli sono serviti cinque mesi per tornare ad essere greci, anche se lo sono da sempre.
Negli anni ’70 Ikaria è stata luogo di confino per un sacco di oppositori del regime, la maggioranza dei quali ha deciso di rimanere. Così ti spieghi le insegne del KKE, il partito comunista greco di vecchio stampo, quello “forte con il popolo” come recitava la sua propaganda alle ultime elezioni, quelle di Tsipras trionfatore.
Ma questa isola non sarà mica solo politica, no? Figuriamoci, e per fortuna.
Ikaria è oggi sopratutto un luogo lento. Il bradipo delle isole greche. Un’isola che si sveglia tardi e che pretende tu rimanga a letto il più possibile, che se ne frega del tempo che passa e sa che non diventerà più ricca di quello che è. Tanto la vita è fatta per dormire e coltivare e chiacchierare… D’estate, sopratutto anche per fare fiesta: questa è la vera party-island della gioventù greca.
A Ikaria la natura ha la precedenza, le strade curvano quasi timide di esistere, poche e complicate. L’atmosfera è verdeggiante, ma tenace, fertile, saporita. E questo la rende il paradiso per chi ama alternare fantastiche spiagge a lunghe giornate di trekking in paesaggi mai monotoni. I villaggi sono pochi ma tutto carattere, e le spiagge di assoluta classe e bellezza, che se solo sapessi… non andresti a Milos o Koufonissi.
Ciliegina sulla torta, vecchie fonti termali, e le misteriose, piratesche, isole Fourni giusto al di la del mare.

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    • Alessio

      Interessante, infatti quest’anno sarà nostra intenzione soggiornare ad Ikaria.

    • Bella scelta Alessio!